
di Antonello Gandolfo
Forse perché sono siciliano,
il dio che si incarna, patisce, muore e risorge non mi scandalizza né mi fa
sorridere ironicamente.
Vivo dinanzi a un mare che ondeggia lungo
le rive di terre in cui, sino a duemila anni fa molti dei nascevano, morivano e
rinascevano: Osiride in Egitto, chiuso in una cassa di cedro, Adone (dio del
grano) in Fenicia, Attis, che le donne piangevano sino alla notizia della sua
risurrezione, in Asia minore, Sabazio, chiamato il salvatore, in Tracia, Tammuz,
in Mesopotamia, e in Grecia Persefone, Dioniso, Arianna, di cui i Greci
veneravano il sepolcro.