STORIA DELL'ASINO MORTO

 

A quel tempo avrò avuto poco più di dieci anni. Torno a casa tutto eccitato e impressionato:  mezzo cavallo era stato buttato, morto, al margine della nostra strada,  in parte ricoperto da una stuoia e da paglia. Mezzo cavallo? La massaia pensò subito ad un'operazione magica in grande stile. Allora abitava nella frazione di Scarrone un vecchio usuraio che faceva scongiuri, e pregava persino i Santi, perché grandinasse violentemente con frequenza e lui potesse così comprare i limoni danneggiati a poco prezzo per la sua cosiddetta "fabbrica di spirito”. Ma stavolta, se di magia si trattava, altro che grandine: sarebbe stato un cataclisma, considerata la quantità della materia magica posta in azione. Mio padre andò a vedere: poteva anche darsi che io, infatuato dell'Iliade e dell'Orlando furioso, avessi avuto un frammento di visione epica  e avessi scambiato una specie con un’altra.  In realtà non si trattava di mezzo cavallo, ma di un asino intero. Mio padre avvertì subito l'ufficiale sanitario del comune, che, per muoversi, volle una denunzia scritta... ma non si mosse ugualmente. Sollecitato, dice che occorre avvisare il sindaco. E perché non lo fa? Dichiara ufficialmente di preferire che sia mio padre ad il primo cittadino. Perché? Forse gli fa senso parlare di asini morti? Ma che ha da temere? Il famoso proverbio stavolta si rovescia a suo vantaggio: "meglio un dottore vivo che..."

 Il fetore intanto si faceva notare. Gli allenamenti sportivi che si svolgevano lungo la nostra strada (nonostante fosse occupata per un'intera corsia da inesauribile e inamovibile spazzatura) furono sospesi ai primi sintomi di svenimento degli atleti. Non si può immaginare quanto sia puzzolente un asino morto! Per fortuna in quei giorni soffiava un vento di levante favorevole alla mia casa e le esalazione venivano spinte verso il centro del paese. Quando mio padre  andò dal sindaco, questi si scandalizzò del ritardo e fece telefonare all'ufficio sanitario. Passavano le ore, non rispondeva nessuno. "A che numero telefonate?" chiede mio padre... Si scopre che il numero giusto lo conosceva solo lui, semplice cittadino! Gli assicurano che la macchina burocratica comunale sarà in un tempo ragionevole approntata per correre in soccorso degli abitanti della frazione di Scarrone,  secondo la normativa vigente.

Mio padre insegnava ad Acireale e al ritorno era solito comprare il pane al forno di via Stazione. Nei giorni dell'asino, la fornaia  era riuscita, con la possente fragranza del suo  pane, a tener lontana dal forno l'onda mefitica sempre più minacciosa. Questa fornaia era una fonte di informazioni:  "Oggi ho visto due vigili che andavano a trovare l’asino!"..."Oggi ne ho contati  tre!"... Oggi sono venuti quelli della Protezione degli animali!"...(E che bisogno ha di protezione  un asino morto? Non è mica il cadavere di Patroclo!)..."Oggi record: sette guardie zoofile con la macchina fotografica!"... (Per fotografare un asino morto? Si tratta di qualche illustre  letterato? )... Scopro poi che la salma era stata pietosamente avvolta da un telo di plastica candidissimo, a mo' di sudario: un lavoro molto fine, fatto a regola d'arte.

Finalmente, dopo qualche giorno ancora, vediamo una specie di gru e un camion che eseguono evoluzioni intorno all'asino. Pensiamo che lo stiano rimuovendo per dargli finalmente onorata sepoltura onde il povero animale possa trovare quella pace che, dopo una vita di durissimo (ed evidentemente non riconosciuto lavoro) era un  suo sacrosanto diritto.

Ma quando andiamo a prendere visione dell'accaduto, troviamo che l'asino in realtà era stato lasciato in loco, coperto con la spazzatura che lì dintorno certo non mancava  (né sarebbe mancata mai ) e con la quale si era elevato un tumulo   di dimensioni rispettabili. La puzza cessò lentamente, gli atleti ritornarono ad allenarsi lungo la nostra strada, il paese si sentì liberato da un incubo. Passò più di un anno. Un piccolo imprenditore edile acquistò quel terreno  per depositarvi  sabbia lavica e materiale eterogeneo che da lì poi andava a finire in giardini e nuove costruzioni.

E le ceneri dell'asino, miste al terriccio,  vennero  così ad essere sparse qua e là come quelle di Giulio Cesare, secondo quanto dice Amleto nella scena del cimitero.