LA PROBABILITA' CREA E SPIEGA TUTTO

  

Un esercito di molte decine di migliaia di scimpanzè, battendo su altrettante macchine da scrivere, in un certo numero di anni, in forza del calcolo delle probabilità, giungerà a riscrivere la "Divina commedia".

È questa una celebre esemplificazione della teoria che vuole l'universo come risultato di movimenti e incontri casuali di particelle nel corso di alcuni miliardi di anni.

Qualche voce autorevole in campo scientifico si è levata contro tale visione cosmogonica casualistica,  ma io credo che, sotto sotto, anche i fautori più accesi del "creazionismo" temino che le cose siano andate proprio a caso, e che anche la "Divina commedia", sottoposta all'esperimento di cui sopra, incontrerebbe l’umiliazione di venire riscritta da un esercito di primati analfabeti.

 

Al presente problema io ho spesso, anzi troppo spesso pensato. Ho ancora dinanzi agli occhi lo schizzo di tanti scimpanzè che allegramente pestavano sulle macchine da scrivere: era l’illustrazione di un articolo scientifico sui miracoli della probabilità.

Il testo desiderato verrà fuori in frammenti, o, con l’esaurimento delle combinazioni possibili, uscirà dalle stampanti tutto di seguito, come lo leggiamo sui libri? Sarà il "miracolo" frutto di un unico scimpanzè, o, come un’ onda, le famose terzine si sciorineranno da sinistra a destra o viceversa, lungo le fila dell'esercito animale?

Scritta, nella maniera tradizionale, come fu, la Divina commedia fu lavoro di un solo individuo in circa vent’anni, come vuole la tradizione, o in dieci, come preferiva Giovanni Pascoli. Perché venga riscritta dalla scimmie, secondo il calcolo delle probabilità, occorrerebbero

  1. cento grandi fabbriche di macchine da scrivere

  2. duecento grandi cartiere,

  3. migliaia di istruttori  specializzati,

  4. migliaia di istituti dove alloggiare le scimmie,

  5. vivandieri, inservienti, veterinari...

  6. un numero sufficiente di dottori in lettere

  7. un numero di decenni imprecisato (in funzione del numero degli scimpanzè impiegati).

 

Ma si presenta  un serio interrogativo: siamo certi che spunterà proprio la "Divina commedia"? E non potrebbe venir fuori l' "Orlando furioso" o il "Don Chisciotte"?

Ancora meglio se risorgesse, con tale artifizio, un capolavoro perduto come il  "Prometeo liberato" di Eschilo.

La nostra visione delle cose è già in partenza limitatrice: siamo convinti che sarà riprodotto un capolavoro già scritto. E se le scimmie partorissero una nuova opera d’arte, frutto del calcolo delle probabilità, autore ancora poco conosciuto? La grande fatica avrebbe una doppia ricompensa: ci darebbe la dimostrazione – certa -  che, come i poemi, il cosmo si è costituito per caso; inoltre  l’umanità si arricchirebbe di una novità letteraria di grande valore. Nota bene: nell'esperimento è implicito, e previsto, che, una volta innescato il momento buono (anch’esso secondo dal calcolo delle probabilità), ne verrà fuori certamente una grande opera, edita o inedita che sia. Mai  qualcosa di scarsa qualità, anche in conseguenza del lavoro fatto e della somma spesa.