SANTA MEMORIA !
La commissione per i festeggiamenti del Santo patrono di Aqua morta mi invitò a rappresentarne la vita con una specie di musical. Aqua morta (scritto proprio così, alla latina) è un grosso paese, chiamato così per la sua bellissima laguna, apparentemente stagnante, ricchissima di flora e fauna marine. Questo nome gli fu affibbiato dai vicini invidiosi e non ci fu verso, nella storia, di poterlo cambiare. Mi posi subito all’opera con molto impegno, anche perché si trattava di esibirsi in un ambiente dove tutti mi conoscevano. Dato che la statua di questo Santo aveva raggiunto Aqua morta in modo molto emozionante per mezzo di una barca, pensai di ripetere la scena in chiesa, alla fine della manifestazione. Contattai alcuni pescatori del luogo che abbracciarono l’iniziativa senza riserve: erano devotissimi del Santo che avevano invocato, evidentemente con successo, nelle notti di tempesta passate in mare. La barca salì i gradini della chiesa con incredibile leggerezza, spinta dai pescatori e da me. Poco dopo, incontrando il mio medico, dato che in quel periodo avevo la pressione alta, gli chiesi di misurarmela: 120 di massima! Non posso ripetere quel che lui mi disse intorno alla mia stramaledettissima costituzione distonica.
La barca fu bardata ai lati e resa simile a un bucintoro in miniatura, posta sul carrello delle processioni, quindi nascosta nel fondo della chiesa dietro una tenda. Il segretario della confraternita si fece in quattro per la riuscita dell’opera, preparando anche la “chiave della città”, dorata e vistosissima da offrire al Santo insieme a un modellino del monumento caratteristico del luogo. Questo segretario era tanto devoto del suo santo che, non appena ne parlava, subito tremava dall’emozione.
Ed ecco al momento culminante del musical, dopo canti solistici e corali sempre più eccitati, con letture ispirate ai miracoli del Santo, attacco il suo inno, di fattura melodrammatica e di ritmo risorgimentale molto trascinante: la tenda si apre e la barca incomincia a scivolare lungo il corridoio centrale verso il presbiterio con il Santo sul ponte, in posa ieratica, simile in tutto a quella della statua esposta sull’altare. Io stavo all’organo, a destra, sotto il presbiterio, in modo da non precludere gli spazi ed essere poco visibile. Quando la barca mi si fermò accanto, rapidamente volsi lo sguardo intorno… e vidi una scena che non dimenticherò mai: una folla in ginocchio, attorno alla barca, piangente, con le mani protese verso il baldo giovane che rappresentava il Santo! E’ proprio vero che il teatro sia una istituzione sacra, per cui l’attore diventa il personaggio che rappresenta!
Piangevano tutti: il comandante delle guardie, il vicesindaco, il severo controllore degli autobus di linea, l’imponente bottegaio, tanti e tanti altri personaggi che io consideravo superbi e riservati, e poi i semplici cristiani senza pretese e persino i ragazzini della scuola media, che consideriamo normalmente insensibili a qualsiasi stimolo culturale. Non parliamo del segretario della confraternita che aveva tutte le ragioni per abbandonarsi senza limiti all’emozione. Tutti erano nulla di fronte al Santo, uniti dalla fede e dall’amore; non esisteva più l’individualità sospettosa, isolata, scostante, rigida, non più la differenza tra ricco e povero, tra funzionario e cittadino, tra negoziante e cliente!
Alla fine, in un indescrivibile entusiasmo, tutti gridavano: si deve ripetere! si deve ripetere! ogni anno, in occasione della festa, per sempre. Lo vuole il Santo! Questa è religione, questa è vera devozione! Ogni anno, ogni anno!
Addirittura i componenti della commissione e della confraternita decisero che, essendo un anno lungo da trascorrere, si potevano anticipare i tempi rappresentando il mio musical durante la ripetizione estiva della festa del patrono, dunque tra sei mesi… e mi raccomandarono di tenerlo presente e riservare quella data per loro.
Un mese prima della festa estiva, mi recai dal segretario della confraternita per stabilire il giorno e l’ora dell’esecuzione. Ma il segretario mi guardò alquanto sorpreso: “Da allora non se n’è parlato più… Non so che dirle… Non se n’è parlato più!”