L’UOMO E IL CREATORE
ovvero
IL CREATORE E L’UOMO
Il Creatore chiamò gli Angeli ed essi presero posto nell’immensa platea celeste. Parevano le farfalle sui fiori del prato più segreto e incantevole del mio giardino quando ancora non c’era l’inquinamento: le ali erano fitte come i fiori e i lepidotteri oggi in via d’estinzione, quali Podalirio macaone e Ificlide podalirio erano presenti in folla; poi, agitando gli steli, vedevi sollevarsi un nugolo di minutissime impalpabili, delicatissime farfalline azzurre.
E il Creatore diede un compito all’assemblea alata: che andassero in giro per il creato a scoprire come dal caos può scaturire l’ordine.
Vi chiederete: il Creatore non sa tutto, specie per quel che riguarda la Fisica? Tenete presente che il Creatore produsse l’ordine nel disordine: che il disordine possa ordinarsi era un’ipotesi per Lui inutile. Tuttavia nell’universo, lungo il corso di miliardi di anni, questo processo (che possiamo chiamare inverso) si era realizzato e il Creatore lo considerava positivamente, ma voleva saperne di più: precisamente perché il disordine si fosse posto, di sua iniziativa, a imitare l’ordine
Gli angeli partirono, non col rombo di un reattore, ma con le armonie della Decima sinfonia. Girarono nel Macrocosmo e nel Microcosmo ma tornarono senza risposta, o meglio riferirono che l’unico a conoscere il perché del fenomeno che abbiamo definito “inverso” era l’Uomo, e addirittura ne aveva scoperto la formula
E il Creatore partì per recarsi dall’Uomo, che abitava in cima a una montagna. L’uomo era molto trascurato nel vestire, nel mangiare, nel curare la sua abitazione: era tutto dedicato alla scienza. Aveva i capelli spettinati, la barba lunga e incolta; la sua tunica era unta e strappata. Appariva proprio come lo scienziato dei romanzi: quando pensava intensamente non vedeva e non sentiva. Il Creatore sapeva che era tempo perso convocare l’Uomo nel paradiso, perciò risolse di recarsi egli stesso da lui.
Giunto dall’Uomo, il Creatore gli chiese con tanto garbo la formula del fenomeno “Inverso”, ma l’Uomo gli rispose seccamente “No!”.
Il Creatore allora si presentò alla Donna e le disse di recarsi dall’Uomo e chiedergli se avesse bisogno di qualcuno che lo aiutasse nelle faccende domestiche.
La Donna obbedì e andò a trovare l’Uomo. Era molto bella, con i capelli che le scendevano sino alle ginocchia e che lei usava in luogo di abito. Somigliava a un’anfora per eleganza di linee, a una palma per floridezza, e l’Uomo, come la vide, perdette la testa. Abbandonò la scienza e si diede alla poesia e alla musica. Il suo canto riempiva le valli, l’eco portava le sue rime lontano lontano. Si pettinò, si rase la barba, si lavò alla sorgente. Quante volte, in ginocchio, dichiarò il suo amore alla Donna, signora della sua casa, vita della sua vita, regina del suo cuore. Mentre prima mangiava ghiande e radici, salsapariglia e uva ursina, ora la Donna gli prepara pranzetti succulenti sempre diversi, gli profuma la stanza con le rose e le viole, gli cuce tuniche con lana tessuta da lei stessa.
Passò tanto tempo. Un giorno, mentre l’Uomo, in casa, da solo, studiava, gli si presentò il Marito della Donna: era andato dall'Uomo per avere conforto e consiglio; la Donna che amava era scomparsa e lui l'aveva chiamata e cercata senza sosta da quando era sparita. Mentre parlava, le lacrime gli solcavano le guance e tutto il suo corpo mostrava una profonda sofferenza. Il Marito confessò all'Uomo quanto amasse la Donna, come ella fosse tutto per lui, e come senza di lei il mondo avesse preso l’aspetto di un deserto.
L'Uomo capiva la sofferenza del Marito perché ne conosceva bene la causa e altrettanto avrebbe sofferto lui se tale causa gli fosse stata tolta... ma un diverso sentimento si fece intanto strada nella sua anima, il sentimento del Rimorso, tanto terribile e crescente da superare l'amore stesso che aveva per la Donna. Lui, proprio lui, a cui il Marito, nella sua semplicità, si era rivolto perché lo aiutasse, Lui era la causa di tanto dolore! Come rimediare? Restituendo subito la Donna a suo Marito!
Sì, l'avrebbe fatto, immediatamente, ma tale pensiero non migliorò la sua tragica situazione psichica: mai, proprio mai avrebbe potuto aver pace per quello che aveva fatto. Né la sua ignoranza dei legami precedenti della Donna lo assolveva, perché lui, da uomo saggio, avrebbe potuto, anzi dovuto chiedere informazioni al fine di non commettere un errore tanto grave e, come appariva alla sua coscienza disperata, irreparabile!
Il Marito ritrovò la Donna ed ambedue felici ritornarono nella loro casetta.
Ma l'Uomo non trovava pace. Dentro di sé rimuginava e ripassava tutti i momenti passati insieme alla Donna nella speranza di trovare una risposta che potesse assolverlo dal male che aveva compiuto. Era come in un labirinto dal quale non solo non si può, ma non si vuole uscire, nel desiderio invincibile di autopunirsi. Non lesse più. Non scrisse più. Bruciò tutte le poesie (che peccato!) che aveva composto per la Donna. Il sonno gli dava refrigerio, ma il risveglio, dopo la notturna parentesi di innocenza, quanto era tagliente! Incominciò a disperare di venir fuori da quell'angoscia e pensò al suicidio, ma a questo punto gli venne il presentimento che c'era qualcuno che poteva aiutarlo, qualcuno che certamente avrebbe distrutto in lui il rimorso che lo affliggeva sempre più.
E questo qualcuno era il Creatore.
E l'Uomo andò da Lui. Questa volta non con il suo antico fare burbero, con la sua noncuranza e la sua autosufficienza di intellettuale, ma curvo, piangente, dimesso. E il Creatore lo ricevette affettuosamente, senza far pesare la sua immensa dignità. Lo ascoltò con attenzione e poi diede la sentenza: “Si, amico mio, io ti assolverò, io cancellerò dalla tua coscienza il rimorso, pur lasciandoti l'esperienza della tua avventura. Ma a una condizione."
"Qualsiasi!" esclamò l'Uomo aprendo le braccia e protendendo il viso.
"Prima la formula!” disse il Creatore, “poi il perdono!”